sabato 4 dicembre 2010

Avere vent'anni

Mi ricordo quando avevo vent’anni. Mi sentivo grande.
Niente mi ridarà più quella sensazione di sicurezza che mi si irradiava dentro, come una luce, attraversandomi tutto, dalla punta delle dita fino a lì, al cuore. Me lo sentivo battere all’impazzata, a vent’anni.
Mi sentivo importante, io, pur non essendo un granché.
Ma avevo vent’anni. Avevo la vita tra le mani.
Mi ricordo che camminavo per la mia città con uno strano sorriso stampato sulle labbra, il malizioso sorriso di chi sa di poter avere tutto pur non chiedendo niente.
Ci si sente potenti, a vent’anni. Non si hanno le preoccupazioni degli adulti, non si cerca di dare importanza al prossimo futuro, si pretende di far finta di essere grandi pur non essendolo davvero, si può ancora giocare con la consapevolezza di non dover rientrare troppo presto. Si azzarda, per le prime volte, sapendo di potersi permettere ancora per un po’ quella leggerezza di pensiero e inconsistenza delle azioni tipiche dell’età appena lasciata, ma reclamando una maturità ancora estranea. È come una nuova adolescenza.
Ma non ci si sente fragili, a vent’anni. Ci si sveglia esploratori di un mondo mai notato prima, nonostante fosse sempre stato a portata di mano. Ma la luce è diversa: tutto brilla, tutto è nuovo, tutto deve essere toccato, gustato, esalato, respirato... vissuto.
Ti senti il ritmo della vita nel petto, a vent’anni.
Cammini a testa alta, incroci con gli occhi qualcuno, e non puoi fare a meno di chiederti: “Sarà invidioso di me? Saprà che ho vent'anni?”.
Ma fuggi via, non ci pensi molto, perché la vita è veloce a quell’età. Non riesci ad assaporarla a pieno, a frugare con lo sguardo in ogni suo angolo, che ti ritrovi con qualche anno in più, intento a osservare ragazzi più giovani di te, che si sentono forti in edifici ingrigiti dal tempo, tra i banchi consumati da giorni di nuove esperienze, che sperimentano l’amore per le prime volte, che si muovono senza pensieri, mai angosciati a quell’età, che sentono per la prima volta lo sfarfallio di vita nelle vene, che tremano per il calore intrinseco del mondo, che respirano il profumo dolciastro di quell’età tanto sognata.
E tu rimani a chiederti se non avrai perso qualcosa per strada.
Rimani assorto, nella sola compagnia di perfide rughe che avvolgono nella loro morsa indifferente i tuoi occhi spenti, rubando anche l’ultimo tuo barlume di vivacità.
Ti chiedi, superiore, cosa c’era di tanto speciale.
Ma nel profondo sai di rimpiangere di non poter tornare più indietro.


[A quel Preside, che forse più di tutti mi ha ispirato tutto questo...]

11 commenti:

  1. E qui ci si ricollega al discorso introdotto con "Passaggio, il sole freddo" :-) Non so te, ma questo post lo vedo come una continuazione di quello che scrissi io.
    Veramente, ma veramente bello :-)

    E.

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  2. Non smetterò mai di dirtelo: adoro il tuo stile! il modo in cui usi le parole, anche per poche righe, cattura il lettore. Mi tieni incollata alla pagina. Bravissima! senza contare che mi ci sono proprio vista in questo tuo post.. :P

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  3. http://www.angolotesti.it/F/testi_canzoni_francesco_guccini_1655/testo_canzone_eskimo_42624.html

    AAAB

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  4. Uff... Vorrei tanto che non ci si firmasse anonimi...

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  5. Mi posso firmare come AAAB, non è nulla di personale. :)

    Non volevo farti nessun torto. Chiedo perdono, però purtroppo continuerò così...

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  6. complimenti per il blog!

    http://www.nonameradioroma.blogspot.com/

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  7. Ciao,
    sono nuovo di qua... Ho apprezzato molto il tuo blog, il tuo stile... Ti seguirò :)
    Se ti va cliccando sul mio nick troverai il link al mio blog, mi farebbe piacere ci facessi "un salto".
    Un abbraccio :)

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  8. ...traigo
    sangre
    de
    la
    tarde
    herida
    en
    la
    mano
    y
    una
    vela
    de
    mi
    corazón
    para
    invitarte
    y
    darte
    este
    alma
    que
    viene
    para
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    blog
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    desde mis
    HORAS ROTAS
    Y AULA DE PAZ


    COMPARTIENDO ILUSION


    VERONICA



    CON saludos de la luna al
    reflejarse en el mar de la
    poesía...


    AFECTUOSAMENTE : OS DESEO UNAS FIESTAS ENTRAÑABLES 2010- Y FELIZ AÑO 2011 CON TODO MI CORAZON….


    ESPERO SEAN DE VUESTRO AGRADO EL POST POETIZADO DE ACEBO CUMBRES BORRASCOSAS, ENEMIGO A LAS PUERTAS, CACHORRO, FANTASMA DE LA OPERA, BLADE RUUNER Y CHOCOLATE.

    José
    Ramón...

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  9. @ AAAB: chiedo scusa per non avere ricambiato il commento prima di adesso, e me ne vergogno.
    Ma ho voglia di prendermi due minuti, così cercherò di rimediare.
    Purtroppo la canzone non la conoscevo, non ascoltando Guccini, e a una prima lettura molto superficiale ammetto di non avere capito dove tu volessi arrivare, o come ti volessi ricollegare al mio post.
    Poi, arrivata al passo "Perchè a vent' anni è tutto ancora intero, perchè a vent' anni è tutto chi lo sa, a vent'anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell' età, oppure allora si era solo noi non c'entra o meno quella gioventù: di discussioni, caroselli, eroi quel ch'è rimasto dimmelo un po' tu...", ho capito.
    In fondo, si è tutti ventenni allo stesso modo, non importa a che generazione si appartenga.

    Mi piace vedere che a quello che scrivo qualcuno possa trovare citazioni a materiali che non avevo tenuto in considerazione.
    Grazie della visita!

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