giovedì 30 dicembre 2010

Mordersi l'anima

Non erano amici.
Non si potevano definire nemmeno conoscenti.
E non erano poi neanche così simili.
Non c'era niente a tenerli legati.
Niente che giustificasse il loro rapporto.
Niente, se non quegli incontri ritagliati grossolanamente in due vite completamente differenti.
Ma in quei momenti, una cieca passione bruciava nei loro occhi spaventati, e un'indomabile furia li colpiva e li trascinava in un groviglio di lenzuola ruvide.
Si afferravano, si prendevano con atroce desiderio, si annullavano nell'estasi di un gesto tormentato, e non sentivano altro bisogno se non quello di mordersi l'anima l'un l'altra, quel tanto che basta per farla sanguinare, quel tanto che basta che sentirne l'odore tiepido nelle narici, quel tanto che basta per assaporarne il gusto deliziosamente dolciastro.
E niente più.
Non c'era davvero niente a tenerli legati.
Perché anche in quegli indefinibili istanti passati assieme, il grido della loro individuale disperazione si mescolava all'amarezza di non volersi e non potersi amare davvero.

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