domenica 30 gennaio 2011

MyDearRain

Senti che buon profumo di pioggia...

lunedì 17 gennaio 2011

21


mercoledì 12 gennaio 2011

Otto e mezzo, o dialogo di uno scrittore


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E io? Cosa posso dire della mia vita?
Niente. Perché non so più cosa sia diventata.

Mi piaceva fare tante cose, nella mia vita, quella di prima. Ne adoravo una in particolare.
Ero bravo, prima. Talmente bravo che non mi curavo della mia bravura. Erano gli altri a farmelo notare, e io non vedevo che tutto ciò cominciava, lentamente, a tramutarsi in superbia dentro di me.
Forse è per questo che ora mi ritrovo qui, pesantemente adagiato su una sottilissima lastra di ghiaccio che so si frantumerà a momenti, sotto la mia inarrestabile inettitudine.
Esagero, dite? Io non sono d'accordo.
Ora non so più trattenere i pensieri all'interno di me, nemmeno i più leggeri.
Non mi so più svegliare nel mezzo della notte, allo scrosciante rumore che fa un'idea quando inavvertitamente si infrange tra le pareti ormai consumate del tuo cuore.
Non so più far cantare la mia anima al profumo di un'elegante e melodica invenzione, che innalza i miei miseri sensi e li fa librare nell'aria come bolle di sapone, in una giornata in cui il vento li conduce lontano lontano, là, dove stanno tutte le mie più segrete emozioni.
Tutto scivola via dal mio corpo, come se il balsamo del mio talento, ormai perduto, emanasse un aroma troppo intenso perfino per ciò di cui il mio spirito finora si era sempre cibato a sazietà, perfino per la profondità più remota del mio stesso essere, creatrice incontrastabile dei mille arabeschi delle mie visioni.

Scrivere era l'oceano della mia vita. Era l'acqua salata in cui immergere le membra stanche, era l'agognato respiro dopo l'eterna apnea, era la sabbia su cui farsi coccolare dal calore di una semplice sensazione.
Era... era la mia esistenza.
Ma ora questo niente, che prima diveniva il mio tutto con il più piccolo capriccio dell'immaginazione, non desidera più cercare la sua umanità nell'arrogante esercizio della mia mente.
Svanisce, subito dopo essere balenato dispettosamente, si soffoca da sé, e muore.
E della stessa morte morirò io.