sabato 19 febbraio 2011

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E poi alla fine ti accorgi che aver partecipato a qualcosa non implica necessariamente esserne parte.

venerdì 11 febbraio 2011

Come quella volta


Aveva avuto pochi ragazzi, in vita sua.
Qualche amico, forse, che avrebbe desiderato non essere più chiamato in quel modo.
Ma a lei importava poco di quello che la gente pensava. O gliene importava troppo.
Faceva comunque tutto di testa sua, pentendosene subito dopo, certo.
Come quella volta.
Era stata presa in giro tante, troppe volte in vita sua, ma non aveva mai smesso di sperare che un bacio scambiato nel buio di un'adolescenza fatta di attese, sussurri e bugie, acquisisse il valore necessario per poter iniziare a pretendere qualcosa di più, sia da se stessa che da chi quel bacio glielo rubava, portandosi via ogni volta anche la sua felicità.

Sognava l'amore, lei. E lo sognava così tanto, così intensamente da non riuscire più a distinguere cosa stesse desiderando davvero.
Fu così che si perse.
Con il tempo, aveva messo via tante speranze, tanti propositi, tanti momenti di attesa felicità che non erano mai arrivati, tante illusioni che si erano alimentate della sua innocente bontà fino a disintegrarle lo spirito.
Aveva cacciato a forza fuori di sé tutto quello che avrebbe potuto indebolirla.
Si era ripromessa di dimenticare il significato della parola soffrire.
Credeva di essere grande ora, di sapere badare a se stessa, di essere pronta ad affrontare tutto. Di aver realmente scordato cosa fosse il dolore. Di saper scegliere cosa fosse più giusto per lei, per la sua nuova maturità ancora un po' traballante.
Ma si sbagliava.
Sognando l'amore, finì per confondersi.
Finì per credere di essere pronta.
E forse lo era davvero, ma in modo sbagliato.

Scelse un ragazzo, di cui non sapeva niente, se non il nome.
Non le interessava conoscerlo.
Non le piaceva nemmeno, e in fondo lo sapeva. La infastidiva anche, con le sue finte pretese di dolcezza e tenerezza che non avrebbero incantato nessuno.
Solamente cedette, senza un apparente motivo.

Forse voleva solo dimostrare a se stessa qualcosa.
Forse voleva solo dimostrare a se stessa di non essere più capace di subire la sofferenza.
Forse voleva lasciarsi alle spalle quell'idea di amore che tanto sognava, perché forse quell'amore non esisteva nemmeno, così come lo voleva lei.
Forse voleva solo dimostrare a se stessa di essere pronta. A fare qualsiasi cosa.
Ma aveva dimenticato che per essere davvero pronti si doveva smettere di avere paura.
Aveva dimenticato che per essere pronti non si doveva decidere di esserlo.
Aveva dimenticato che per essere pronti si doveva ammettere qualcuno nel proprio cuore.
Aveva dimenticato che per essere pronti ci si doveva prima innamorare davvero.

giovedì 10 febbraio 2011

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...I'm gonna dream about these shoes...


Christian Louboutin's for Burlesque

martedì 8 febbraio 2011

Non c'è un libretto di istruzioni?


Certo che non sai mai cosa pretenda da te, la vita.
Che non si smette mai di imparare.
Avessero almeno predisposto una guida, un libretto di istruzioni.
Sì. Forse un libretto di istruzioni è quello che serve.
Una cosa facile, precisa, pratica, diretta.
Qualcosa per tutti.

Perché dove lo trovi scritto altrimenti che la vita è strana?
Chi ti spiega che devi lottare ogni giorno per affermare te stesso?
Che non si può sempre vincere, ma anzi che devi cedere te stesso per salvarti?
Dove puoi imparare a non avere paura di quello che in realtà ti spaventa a morte?
A che pagina comprendere il motivo della tua esistenza?
Come realizzare leggendo che la vita ti è stata donata soltanto in comodato d'uso?
Che tutta la tua vita deve essere, prima o poi, obbligatoriamente restituita?

C'è chi ha il tempo di porsele, queste domande.
O almeno di consultarle, quelle maledette istruzioni.
C'è chi avrà tutto il tempo per non smettere di imparare.
Chi non avrà mai realmente bisogno di consultare una guida, anche se forse, ad averla avuta, una guida, sarebbe stato tutto più facile.
Ma come spiegargliele queste cose a un bambino di undici anni, forse neanche un libretto di istruzioni saprebbe farlo.
Soprattutto se un cancro gli sta letteralmente divorando la vita.
E quando lui ti dice, con una risoluta rassegnazione, che la Bestia ha ormai vinto, tu capisci che una guida non sarebbe comunque servita a niente.
Perché a capirla, la vita, forse non basterebbe nemmeno una vita intera.
Perché la vita stessa, alla fine, ti obbliga a restituirla al comodante.


[A Giuseppe, bambino che non ho mai conosciuto, ma grande esempio di tenacia, innocenza e semplicità, che per quasi tutta la vita ha saputo lottare contro una Bestia che non ha resistito a lasciarlo in pace.
Per lui, la vita, non ha saputo rispettare le opportune scadenze, privandolo della possibilità di crescere assieme a tutti i suoi dubbi, di arrabbiarsi per le ingiustizie, di abbassare la testa per una sconfitta, di avere paura... ma di scoprire in fondo che vivere è comunque meraviglioso.
Lui questo non lo saprà mai.
Ti auguro ora di aver ricevuto in cambio una vita migliore, una vita che non dovrai restituire.
E dove non ci saranno Bestie da sconfiggere...]