martedì 12 aprile 2011

Il mio gigante


Ci siamo conosciuti qualche anno fa. In realtà per un motivo che non ci vedeva protagonisti, ma a noi faceva poca differenza, ci bastava uscire. E divertirci. L'età, poi, era proprio quella.
Era alto, altissimo per me che poi così alta non sono, con dei capelli biondi sempre arruffati e gli occhi blu. La cosa che più mi stupiva di lui era la sua inguaribile serenità. Niente era mai impossibile, per lui. Sorrideva sempre, faceva il simpatico essendolo sul serio, viveva così, con una filosofia sua, che lasciava da parte le preoccupazioni. E di problemi non parlava mai.
Diciamo che era forse diverso da me, in tutto. E anche se questa verità è la più abusata del mondo, a noi quella storia degli opposti che si attraggono sembrava calzare perfettamente.
Inutile dire che passare tanto tempo assieme ci aveva fatto avvicinare.
Credo sia stato uno dei miei migliori amici. Una cosa che non dici, ma senti. E dimostri, gratuitamente, senza bisogno di avere qualcosa in cambio, anche se puntualmente arriva. Eppure da lui ho avuto tanti di quei complimenti che ho perso il conto. «Ma dai, smettila. Sei bellissima», mi diceva, in uno dei miei immancabili momenti di insicurezza, che al tempo capitavano come se piovesse. E ogni volta che me lo diceva con un sorriso nascosto nel blu degli occhi in un misto di finta impazienza finivo per crederci, sempre un po' di più.
Gli anni del liceo scorrevano via, velocemente, ma senza  che ce ne rendessimo conto. Ci siamo conosciuti in uno di quei momenti in cui ti senti grande, sempre, ogni giorno di più, e mai ti svegli con la consapevolezza di aver consumato un pezzetto di quella vita che ti è concessa alla nascita, mai ti senti meno invincibile, mai smetti di pensare ai tuoi domani, eterni, infiniti, accessibili.
La verità è che si doveva crescere, e non sapevamo come farlo. La verità è che credevamo di poterci avere sempre, a dispetto di tutto quello che poteva succedere. Non sapevamo ancora che il tempo per noi, così come l'avevamo sempre inteso, stava quasi per finire.
Università, per lui, e ancora qualche uscita, un paio forse, di venerdì, perché per me poi il sabato c'era la scuola, ricordo dei bicchieri di vino all'enoteca, una giornata in piscina. Poi più niente.
In quei momenti sembrava svanito il nostro tempo, quello dei frappè, quello dei regali comprati in gioielleria per la sua ragazza, quello delle sere alle feste. Mi rattristava vedere come per entrambi la rassegnazione, l'indifferenza quasi, avesse preso il posto delle nostre domeniche pomeriggio al parco, tra una sua sigaretta, una chiacchierata in altalena, il sole e la voglia di stare al mondo senza troppe pretese, solo quella di vivere scoprendo giorno per giorno come era bello farlo.
Come se non ci conoscessimo più. Come se fossimo estranei, l'uno all'altra.
Credo sia stato il naturale evolversi delle cose. La distanza, d'altra parte, è così. Il difficile è accettarla, la distanza. La cosa triste era avvertire di averci fatto l'abitudine.
Non che ci volessimo meno bene. Credo che quello sia stato sempre lì, al suo posto, a bruciare sotto la cenere di un'amicizia nata per caso, ma viva, almeno nell'anima.
Mi ricordo quanto mi sono sentita orgogliosa di lui, alla sua laurea. Mi ricordo lo stupore nei suoi occhi quando mi ha vista arrivare, che forse non si era nemmeno accorto avere. Ero io, quella che si stupiva, ogni volta che con un abbraccio mi proteggeva, mi consolava, mi diceva che sarebbe andato tutto bene. Che dovevo sorridere di più, era quello il trucco, nella vita. Ma quel giorno è stato il mio turno. «Sei bellissimo oggi», gli ho sussurrato. E non c'è stato bisogno di dire di più. Quello che c'era da sapere noi lo sapevamo già.

Il mio gigante, questo è sempre stato per me.
Anche oggi, adesso, quando l'acqua non ha mai fatto così male. Quando non so dove si trova, quando mi chiedo se c'è qualcuno con lui, quando mi domando se pensa mai a noi.
Quando so che può fare anche senza di me.
Perché credo che in fondo a me basti sapere di tenerci a lui.
E che lui, anche se non stiamo assieme, tiene a me.
A noi.

[A Mattia, adesso che sei dovunque sei]

14 commenti:

  1. Che splendida storia d'amicizia... anche io ho dei ricordi simili... ognuno legato ad una fase della mia vita... ci sono certi amici che vorresti avere sempre vicini e invece per un motivo o per l'altro finiscono per allontanarsi. Credo che dovresti fargli leggere quello che hai scritto... :) farebbe bene ad entrambi credo... io comunque mi sono quasi commossa leggendo! :)

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  2. A volte capita di leggere il racconto di un'emozione vissuta e poi narrata da qualcun altro. In quel momento, solitamente, per quanto essa sia ben descritta, se non abbiamo mai provato la stessa sensazione o non ci siamo mai trovati nelle medesima situazione, non riusciamo a partecipare empaticamente a pieno. "Bello" si. Ma non "nostro".

    Il tuo modo di scrivere, ti raccontarti attraverso queste righe, di renderci partecipi di un pezzo di te attraverso una pagina che prima era bianca, mi fa emozionare a tal punto da essere partecipe completamente dei sentimenti che provi. Li rendi anche un po', lo dico egoisticamente, miei. Mi coinvolgi con sì tanta veemenza che non riesco a fare a meno di emozionarmi. Grazie ragazza.

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  3. Concordo con quanto scritto con Ser Vlad...fortunatamente non sono mai arrivata al punto di provare quello che hai scritto tu....
    Il sentimento che hai messo, mi ha fatto pensare ad una persona, ad una mia amica...penso che se dovessi allontanarmi mi verrebbe da morire...
    Ed è quello che provi tu...in un certo senso posso capirti, e se c'è una cosa che ho imparato con gli anni è che le vere amicizie non muoiono mai! Il tuo gigante sarà sempre con te! ....
    Bellissimo racconto davvero...

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  4. Dammi qualche minuto per riflettere... poi commenterò a dovere...

    E.

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  5. sottofondo: New Trolls - 2° tempo: Adagio (Shadows)

    Meno male che ogni volta che parlo di un racconto che ho scritto mi dici sempre, con nota di tristezza, di quanto tu non sia capace di scrivere.
    Le tue parole mi hanno fatto ripensare a una delle migliori amicizie che io abbia mai avuto. Io e lui eravamo instancabilmente affiatati, mai litigato e sempre andati d'accordo su tutto. Poi un paio di anni fa è arrivato il mio cambio di facoltà, e dal quel giorno riusciamo a vederci sempre meno e sempre durante compleanni o quando suono in qualche posto.
    Ogni tanto mi manca, e mi viene da pensare a quelle chiacchierate che ci facevamo, a quelle lunghe serate passate in cerca di concerti (notti che però finivano sempre troppo presto) o anche solo a quei pomeriggi passati davanti ad un computer a cazzeggiare nella maniera più assoluta spezzandoci dal ridere per le cose più banali.
    Non nego che ogni volta che lo rivedo non so più di che parlare con lui (anche se mi trovo ad essere felice per il semplice fatto di averlo visto)... ormai sono quasi un paio d'anni che è cominciato l'allontanamento, e mi accorgo di quanto le nostre vite abbiano preso due strade completamente diverse (e non sto a dire quanto mi dispiaccia di ciò). E proprio questa "separazione" abbia in qualche modo alzato un muro tra noi due.

    Complimenti cara mia... e comunque sei davvero bellissima (sempre che la Lola me lo conceda XD) sia come donna che come persona.
    Ci vediamo domani :-)

    E.

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  6. In questo caso credo di poter tralasciare ogni commento riguardante la forma e lo stile con cui hai scritto questo pezzo meraviglioso.
    Non voglio parlare di questo.
    Voglio solo dirti che tra le tante cose che più mi stupiscono di te ci sono alcune qualità così rare da trovare oggi che quando si scorgono si resta, come dire, un po' sulla difensiva, diffidenti, perché si potrebbe essere traditi.
    Invece con te no.
    Una di queste qualità è la spontaneità e la cura con cui tu fai i regali. Qualsiasi regalo, per qualsiasi circostanza. Questo, il pezzo intendo, è un autentico dono alla vostra amicizia, inaspettato forse, non necessario anche, ma autentico. Si sente, è il tuo cuore che parla tra le righe, e si fa fatica a non commuoversi.
    Inoltre sei gentile, generosa e sensibile.
    Non sono certo io l'unico ad accorgersi di quanto sia difficile oggi trovare delle persone con queste caratteristiche.
    La gratuità dei tuoi gesti, delle tue parole, sono un duro colpo all'egoismo e alla durezza di cuore, fanno vacillare il cinismo e l'indifferenza.
    Immagino quanto tu abbia sofferto nel pensare e nello scrivere questo racconto, ma grazie per averlo fatto.
    Grazie per averci dato la possibilità di riflettere, per averci spiegato che cos'è l'amicizia.

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  7. A Giulia
    Io mi sono commossa scrivendolo. E non succedeva da tantissimo tempo.
    Vorrei tanto che Mattia lo leggesse, d'altra parte l'ho scritto proprio per questo, ma non so, forse non è ancora il momento GIUSTO. Ci devo pensare, ma so che prima o poi arriverà. :)

    A Mirko
    Ti ringrazio davvero tanto.
    Nella vita capita di incontrare delle persone che si insinuano senza troppa difficoltà nei nostri cuori. E noi non possiamo fare altro che godercele. Ma quando inevitabilmente ci separiamo da loro, rimane un vuoto. Che proviamo a colmare, ma che non sarà mai pieno. E ci ricordiamo della loro mancanza nei momenti più impensati, non senza una punta di tristezza.
    Fa male, perdere un amico. O solo stargli lontano.
    Ma sono convinta che dimenticarsene, ecco sì, dimenticarsene farebbe ancora più male.

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  8. A Daniela
    Diciamo che, come ho scritto, ci si fa un po' l'abitudine. Per una cosa o per l'altra. Bruttissimo da dire, lo so. Ma stare lontani cambia tutto, anche se ci si sforza per far funzionare tutto come prima.
    Quello che non si può fare, ovviamente, è rimpiazzare un amico. Ne puoi trovare degli altri, certo, ma che non potranno mai occupare il suo posto. Quello è suo, sempre.

    A Emanuele
    Hai detto tutto tu. Le stesse, identiche cose le ho provate anch'io. Purtroppo va così, e non ci si può fare molto.
    L'importante è sapere nel profondo della validità di un'amicizia. Il resto, poi, è superfluo.
    Ti ringrazio, comunque. Di tutto.
    E speriamo la Lola conceda! :)

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  9. A Marco
    E io non so più cosa dire. Mi sono commossa.
    Grazie.
    Sai che non posso fare altrimenti. Che sono così, senza maschere, che non posso comportarmi diversamente con le persone a cui tengo, fosse anche solo un poco.
    L'ho scritto con il cuore, hai ragione. Ho messo tutta me stessa, non soltanto la Veronica di oggi, adesso, mentre fuori sta piovendo. Credo di aver per la prima volta chiamato in causa anche la Veronica di quegli anni, una Veronica diversa, più ingenua, che vedeva solo i valori più immediati, come quell'amicizia vera, concreta.
    Se ne incontrano pochi, di amici così. E nella maggior parte delle volte ti accorgi del loro valore solo quando non camminano più affianco a te. Ma, come ho già detto, di loro non ti dimentichi mai.
    Grazie amore.

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  10. cara Veronica, ho letto questo pezzo di vita ed è stato come sfogliare un album di foto. Prima tu e il tuo amico insieme, fotografati in un parco, a mangiare un gelato, a ridere per qualcosa. Poi un vuoto. Ma non pagine bianche. Nelle foto ci sei "solo" tu. Sfoglio sfoglio e non lo trovo, Mattia. Hai ragione a dire che fa male. A me è successa la stessa cosa. La distanza ha teso al massimo i fili che ci legavano. Finché non si sono spezzati a uno a uno. Oggi solo un fragile filo ci tiene insieme. Non vorrei che si spezzasse anche questo. Penso di chiamarlo. Di scrivergli. Ma temo che le nostre vite abbiano preso strade diverse da troppo tempo. Non chiamo e non scrivo per paura di averne la certezza.

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  11. Cara Turista, purtroppo la vita va avanti, velocemente, troppo, e si è costretti a lasciare indietro qualche pezzetto. Il tempo ci cambia, scelte diverse ci dividono da chi prima era tanto legato a noi.
    In questi giorni sto riflettendo parecchio. Non ho scritto questo pezzo a caso, ovviamente.
    Sono successe tante cose, terribili anche, che hanno reso tutto un po' più difficile. Ci sono giorni in cui mi domando se sono stata poi una così buona amica per lui, almeno quanto lui lo è stato per me. E mi blocco, vorrei scomparire dalla vergogna, perché avrei voluto fare qualcosa di più. Ma io Mattia ho sempre più voglia di chiamarlo, adesso. Anche solo per sentirmi dire "Sto bene, vado avanti". Anche senza di me.
    Perché c'è stato un periodo in cui tutto andava bene. Ed è bene ricordarlo, qualche volta.

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  12. Un racconto commovente e poetico. Ogni frase intessuta con delicatezza e amore forma una trama davvero bella.

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