martedì 14 giugno 2011

Io scrivo [lezione di cucina]


- E lei, invece, mi dica. Di cosa si occupa?
- Io? Io scrivo.
- Uno scrittore, dunque. Interessante. Davvero molto interessante.
- Guardi, no, non ci siamo capiti. Perdoni, lei non ascolta. Non ho detto di essere uno scrittore. Ho semplicemente detto “Io scrivo”.
- Mi scuso infinitamente, ma pensavo...
- Esatto, lei pensava, non ascoltava. Avessi voluto dirle di essere uno scrittore l'avrei fatto.
- Non credo sia il caso di farne una questione di principio, signore, dopotutto l'associazione è quasi spontanea...
- Niente di più sbagliato, allora. Poco fa lei mi ha detto di essere un cuoco, e credo l'abbia fatto se non per dirmi che la sua professione è quella di cucinare, e di farlo per altri dunque. Ma sono concetti ben diversi. Dire di essere un cuoco implica tutto un mondo di azioni, relazioni, abitudini e responsabilità che una persona che semplicemente cucina non ha, se non magari in parte. Quindi, quando le dicevo di scrivere, intendevo solo questo. Io scrivo. Questo faccio nella mia vita, l'azione avviene in me ancor prima che mi venga riconosciuta. Io scrivo. Significa che non ho bisogno d'altro. Significa che rinuncio a ogni diritto di definirmi uno scrittore. A me non interessa. Lo faccio per me. Io scrivo, e basta.
- Si calmi, non intendevo di certo offenderla. Cercavo solo di fare conversazione... mi dica, cosa scrive?
- Che domanda difficile. E un po' banale, se mi permette. Cosa scrivo... Vede, è come chiedere a un cuoco cosa cucinerà per pranzo. Con la differenza che magari un cuoco un'idea ce l'ha già, ed è per questo che ordina al mercato tutti gli ingredienti di cui ha bisogno e se li fa spedire nella sua cucina. Poi, all'ora prestabilita, non fa altro che riunirli tutti in bell'ordine sul piano da lavoro, e può così dare inizio alla sua creazione. A casa mia, invece, la spesa la fanno gli altri. Non so cosa ci sia in frigo finché non lo apro affamato in cerca di qualcosa da mangiare. Mi capita spesso di richiuderlo senza aver preso niente, senza aver placato i miei desideri, e questo perché l'ho trovato vuoto. Ma può succedere che io non mangi perché non trovo nulla di interessante da mangiare. Qualche volta vorrei davvero mangiare, ma non mi piace farlo per forza. Anzi, a dire la verità mi è quasi impossibile. E allora aspetto che la fame se ne vada, ascoltando il brontolio del mio stomaco bussare arrabbiato, fino a che stanco non si arrende. Mi sento svenire tutto il tempo. Ma presto mi sento sollevato, libero, per pochi momenti, anche se so che presto la fame ritornerà. Lo fa sempre. Sempre. E non c'è niente di più bello che trovare il cibo giusto per placare la fame... Mi lasci parlare. È tutto davvero facile quando si è ben disposti. Non avresti mai pensato che quel certo abbinamento di sapori funzionasse così bene, e invece ne rimani stupito! Basta solo saper aspettare il momento giusto e non forzare le cose. E si diventa dei maestri nell'inventare.
- Ancora una volta sento di non seguirla... Non credo di aver capito. Mi ha già detto cosa scrive?