lunedì 31 ottobre 2011

Lacrime sul suo viso


E poi vidi le lacrime sul suo viso.
Non dovetti nemmeno sforzarmi di dare loro un nome, un motivo. Sapevo tutto, di loro. Sapevo perché adesso le scendevano dagli occhi, bagnandole le guance di sale.
Così mi sdraiai sul letto, accanto a lei. E non feci nient'altro, se non abbracciarla.
Non dissi neanche una parola.
Perché quelle lacrime l'avrebbero fatta star meglio, poi.
Perché quelle lacrime le sarebbero sembrate un capriccio, a mente leggera.
Perché quelle lacrime erano solo un altro modo di tirar fuori la paura.
Quindi la lasciai fare, senza metterle fretta.
Non volevo rubarle il suo momento.
Perché io, a differenza sua, avevo potuto prendermi il lusso di piangere quando non c'era nessuno a potermi vedere.

mercoledì 26 ottobre 2011

SongForToday, 2

Oggi mi va questa canzone.
Che mi sa di pioggia, anche se ormai non ne scende più neanche una goccia.
Che è un po' triste, anche se io non lo sono poi così tanto.
Che non c'entra quasi niente con l'immagine, lo so.
Ma a me importa poco.

giovedì 13 ottobre 2011

Che fai tu, luna, in ciel?


Ero in macchina, prima.
Guardo in lontananza e la vedo, la luna. Non mi è nemmeno servito cercarla nel piccolo spazio di cielo che mi si apriva nell'abitacolo.
Era grande, bella, perfetta.
Era lì, a illuminare tutt'attorno, e io non ho fatto altro che guardarla.

Ma all'improvviso, senza che me ne accorgessi, la luna non c'era già più.
Sparita, inghiottita da una matassa di nubi scure.
Lei, però, non s'è data per vinta. Come una lucciola intrappolata nelle mani di un bambino dispettoso ha continuato a brillare, forse con maggiore intensità, lasciando che la sua luce annientasse il nemico beffardo e presuntuoso. Ha tinto il poco spazio che le rimaneva per respirare di colori nuovi, taglienti e argentei, e ha lasciato che quello stesso spazio le si chiudesse lentamente attorno prima di farsi risucchiare tutto d'un tratto.
Avessi avuto una macchinetta.
Ma niente.

E io che credevo certi spettacoli si potessero ammirare solo nei quadri.

lunedì 3 ottobre 2011

Credo sia giusto rispettare le tradizioni


Il krapfen delle dieci, ogni martedì.

sabato 1 ottobre 2011

Non riesco a non commuovermi quando la leggo.


Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
E ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
Le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
Non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
Le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
Eugenio Montale, Ho sceso dandoti il braccio