giovedì 26 gennaio 2012

Anelli rubati


C'erano momenti in cui guardarsi allo specchio era un gesto rassicurante, una conferma, un'approvazione. Come se il confronto con il proprio riflesso servisse ad accorgersi di non aver mai perso di vista le cose davvero importanti, più vere. Come se fosse bastato solo aver trovato prima il coraggio di spiarsi un po' più attentamente, per capire che tutto quello che serviva sapere era sempre rimasto intrappolato in quel pezzo di vetro, come un promemoria che si dimentica tra le pagine di un'agenda. Bastava solo accendere la luce, e alzare gli occhi. Quelli avrebbero restituito risposte, cercate, attese, mai trovate.
Ma era diventato difficile persino guardarsi allo specchio. Innaturale, forzato. Inutile, perché tanto è inutile affannarsi, anche se continua fa male. Come realizzare che non era mai dipeso da lei scegliere, agire, vivere. Come se per tutta la vita avesse appeso a una catena i frammenti che non voleva andassero perduti, dimenticati, o quelli che invece la facevano stare bene, che vedeva come una conquista, una sicurezza, o ancora tutto ciò che le dava una forma in mezzo a tante persone uguali, ordinarie. E che adesso a questa catena mancassero alcuni anelli, anelli che non aveva lasciato da parte, bensì anelli rubati, non prestati, ma sottratti, non si sa da chi. E laddove avrebbe dovuto trovare risposte, molte domande aspettavano impazienti di essere prese in considerazione. Dove c'erano certezze, rimaneva solo la cenere dei perché bruciati dalla frustrazione di non sapere più cogliere la realtà. Dove a guardarsi c'erano due occhi grigi, ora rimaneva solo uno sguardo stanco e lontano, che a fatica lottava nella speranza di ottenere anche solo una briciola di verità in mezzo alle bianche menzogne che la sua mente si divertiva a costruire, maneggiare, sostituire con ciò che, assieme ai ricordi, le è più caro al mondo: sapersi capace di comprendere, di vivere, di essere.

4 commenti:

  1. che bello Veronica :)

    passa da me, c'è un post (The versatile blogger)che ti riguarda!

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  2. Scrivi così delicatamente cose così forti, complimenti. Sono parole in cui a volte mi sembra di ritrovarmi.

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    1. Ti ringrazio davvero tanto.
      A volte scrivo cose difficili da capire, secondo me, perché le vivo in prima persona e le scrivo senza dare spiegazioni.
      Ma allo stesso tempo possono essere situazioni universali, in cui tutti possono ritrovarsi, per un motivo o per un altro. Ci provo, almeno.

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