venerdì 28 settembre 2012

La guardo


La guardo. La guardo mentre se ne sta seduta su quella sedia di plastica verde, mentre ascolta qualcuno dirle cosa dovrà fare dai prossimi giorni in avanti, in silenzio. La guardo mentre si sente imporre uno stile di vita migliore per una persona come lei, con i suoi problemi.La guardo mentre si porta le mani al viso, quasi stesse per piangere. Ma non lo fa, lei non lo fa mai.
La guardo mentre scuote la testa, mentre prende coraggio e ribadisce con fatica di non esserci abituata, di non sapere come comportarsi in situazioni del genere. Di essere ancora in grado di arrangiarsi, di provvedere a se stessa. Di non avere bisogno di aiuto. E di non riuscire a rimanere senza niente da fare, perché per lei è come avere più tempo per morire.
Le mancano le parole più di una volta, mentre la guardo. Si gira verso la strada, e rimane senza aprire bocca per molto tempo.
La guardo, e glielo leggo in quegli occhi spenti, smarriti, vuoti.
La guardo, ed è come se pensasse che non esiste incubo peggiore. 

lunedì 17 settembre 2012

Quella volta che noi due era meglio parlarci


Succede che in un giorno qualsiasi, senza nome, ti ritrovi quegli occhi neri davanti, a fissarti in un misto di furore e disprezzo che ti fa venire in mente un pensiero che sa di vergogna. Succede che dopo tutto quel tempo passato a vivere la tua vita come se niente fosse, un'altra vita, in cui potersi dimenticare a poco a poco di tutto quello che sei stato, ti vengano imposti pochi attimi di confronto con occhi che quasi avevi scordato. Ma che ti guardano esattamente come l'ultima volta.
Una vita fa.
Ti muore un saluto sulle labbra, e capisci che a quella vergogna che ti si infila in testa non ci hai mai fatto l'abitudine. Quel senso di inadeguatezza, di sporcizia che ti si è inevitabilmente appiccicato addosso non ti ha abbandonato in tutto questo tempo.
Eravate diversi. Eravate più giovani. Eravate convinti di poter attribuire un'infinità a tutto quello che vi circondava, ma non eravate in grado di sostenere il peso di un amore che non si può chiamare con quel nome, a quell'età. Almeno forse non assieme, non contemporaneamente. E com'è logico, l'ignoranza pone fine a tutto, brutalmente, senza spiegazioni, lasciandosi alle spalle un vuoto denso di parole non dette e irrecuperabili, impronunciabili, perse per sempre.
E ti scopri a pensare che il tempo non ti può essere amico, che non è possibile recuperare quello che è andato perduto, nemmeno cercando di lasciare il rancore alle spalle, ricominciando a essere anche solo due persone che si salutano per strada.
Quella è la cosa più difficile di tutte.

domenica 2 settembre 2012

Domani.

Jan Vermeer, Ragazza con turbante
Sono scema a scegliermi argomenti in più.
Spero di finire in tempo.