venerdì 28 settembre 2012

La guardo


La guardo. La guardo mentre se ne sta seduta su quella sedia di plastica verde, mentre ascolta qualcuno dirle cosa dovrà fare dai prossimi giorni in avanti, in silenzio. La guardo mentre si sente imporre uno stile di vita migliore per una persona come lei, con i suoi problemi.La guardo mentre si porta le mani al viso, quasi stesse per piangere. Ma non lo fa, lei non lo fa mai.
La guardo mentre scuote la testa, mentre prende coraggio e ribadisce con fatica di non esserci abituata, di non sapere come comportarsi in situazioni del genere. Di essere ancora in grado di arrangiarsi, di provvedere a se stessa. Di non avere bisogno di aiuto. E di non riuscire a rimanere senza niente da fare, perché per lei è come avere più tempo per morire.
Le mancano le parole più di una volta, mentre la guardo. Si gira verso la strada, e rimane senza aprire bocca per molto tempo.
La guardo, e glielo leggo in quegli occhi spenti, smarriti, vuoti.
La guardo, ed è come se pensasse che non esiste incubo peggiore. 

6 commenti:

  1. Non so se la cosa che descrivi sia la stessa che sto immaginando io, ma capisco perfettamente. Hai descritto molto, molto bene.

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  2. :*
    immagino perchè ho già vissuto qualcosa di analogo...

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  3. penso che la risposta a quello sguardo sia nella frase "per lei è come avere più tempo per morire". Mi si spezza il cuore perché anche io ho in mente quegli stessi occhi. Occhi che ti implorano fino a che capiscono che la decisione è presa e non resta che star seduti su quella seggiolina a guardare fuori...

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    1. E la cosa più difficile è convivere con il pensiero di non poter fare molto di più di quello che si sta già facendo.

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