lunedì 17 settembre 2012

Quella volta che noi due era meglio parlarci


Succede che in un giorno qualsiasi, senza nome, ti ritrovi quegli occhi neri davanti, a fissarti in un misto di furore e disprezzo che ti fa venire in mente un pensiero che sa di vergogna. Succede che dopo tutto quel tempo passato a vivere la tua vita come se niente fosse, un'altra vita, in cui potersi dimenticare a poco a poco di tutto quello che sei stato, ti vengano imposti pochi attimi di confronto con occhi che quasi avevi scordato. Ma che ti guardano esattamente come l'ultima volta.
Una vita fa.
Ti muore un saluto sulle labbra, e capisci che a quella vergogna che ti si infila in testa non ci hai mai fatto l'abitudine. Quel senso di inadeguatezza, di sporcizia che ti si è inevitabilmente appiccicato addosso non ti ha abbandonato in tutto questo tempo.
Eravate diversi. Eravate più giovani. Eravate convinti di poter attribuire un'infinità a tutto quello che vi circondava, ma non eravate in grado di sostenere il peso di un amore che non si può chiamare con quel nome, a quell'età. Almeno forse non assieme, non contemporaneamente. E com'è logico, l'ignoranza pone fine a tutto, brutalmente, senza spiegazioni, lasciandosi alle spalle un vuoto denso di parole non dette e irrecuperabili, impronunciabili, perse per sempre.
E ti scopri a pensare che il tempo non ti può essere amico, che non è possibile recuperare quello che è andato perduto, nemmeno cercando di lasciare il rancore alle spalle, ricominciando a essere anche solo due persone che si salutano per strada.
Quella è la cosa più difficile di tutte.

4 commenti:

  1. Quanto sono tristi questi attimi in cui ci si ritrova il passato di fronte.
    Inadeguatezza, strana nostalgia, tristezza di lasciarsi di nuovo cose alle spalle sapendo che non torneranno sotto nessun'altra forma.
    Non riuscirò mai a capire come fai a descrivere così vividamente momenti come questo, sembra di viverle a me le stesse situazioni, senza offesa..non mi sembra carino mettermi nei tuoi panni. È che scrivi davvero bene..

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    1. Come sempre ti ringrazio infinitamente. E non ti devi scusare! Io scrivo di cose che mi riguardano (altrimenti non saprei scrivere suppongo) ma lo faccio in modo che non rimangano esperienze assolutamente personali. Gioco con le parole quel tanto che basta per far diventare il mio ricordo un bagaglio comune, in cui chiunque ci si può riconoscere. Perciò anche quando rileggo, io non vedo più qualcosa che mi appartiene interamente.
      Quindi mi fa piacere il fatto che tu ti sia sentita coinvolta, perché quello è il mio obiettivo, alla fine. È la cosa che mi piace fare di più!

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  2. Il passato, il passato. Maledetta bestia...

    E.

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