martedì 22 aprile 2014

Sei a casa?

Sei a casa?
È il rumore dei passi al piano di sopra che risveglia la sua coscienza addormentata. Così come un vaso di fiori appassiti alla finestra, le pentole sul fuoco, i panni ammucchiati nel cesto, pronti per essere stesi.
Dura un attimo – una frazione di tempo talmente limitata da risultare impercettibile persino a chi del tempo può dire di avere una discreta consapevolezza.
E il dormiveglia, quell'autistico intorpidimento dei pensieri, in fretta le vela gli occhi, ormai di nuovo vitrei e spenti.
Sei a casa?
Sono a casa. Sono a casa. Sono a casa.

E non importa più se la casa di cui parli sia la stessa di sempre o un'altra di cui non ho conoscenza, perché la abiti meno di quanto il tempo te lo conceda.

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