venerdì 27 giugno 2014

Io, personalmente, mi indispongo tantissimo

Montale vuole scrivermi la dedica, ma ha un momento d'esitazione. Non vorrebbe scrivere «A Bonora», ma, più affettuosamente, «A Ettore», senonché gli sfugge per un momento il mio nome di domatore di cavalli e di scuotitore d'elmo. Me lo chiede dunque, un poco confuso dall'amnesia. Meglio così che commettere la gaffe di un critico d'arte, del quale avevo presentato un volume, che me lo dedicò scrivendo «A Ercole Bonora», con una frase piena di elogi che il tacere è bello. I nomi sono assurdità volute dai nostri genitori. Mi potevano anche chiamare Ercole o, per colmo d'ironia, rinnovando il nome del mio bisnonno paterno, Sperindio. Il mio destino non sarebbe per questo cambiato, come niente è dipeso dal chiamarmi come mi chiamo. Perché uno si secca se gli cambiano il nome per sbaglio?
Ettore Bonora, Conversando con Montale

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