martedì 27 dicembre 2016

Quando non dormi

– Ti è mai capitato di essere perfettamente consapevole della tua esistenza?
– …
– …
– Cosa intendi?
– E come te lo spiego? Di sapere con certezza che sei tu, che sei qui, adesso.
– Non credo di seguirti.
– Quando ero bambina mi capitava più spesso. Mi fermavo all’improvviso, mi guardavo le mani, le braccia, mi toccavo la faccia, e in quel momento sapevo esattamente di essere una persona.
– Cosa ti succede?
– E che ne so. Non lo so. Sto solo ripensando che ci sono momenti in cui tutto è perfettamente chiaro, tutto ha senso, tutto acquista un peso diverso.
– Mi spiace, ma ancora mi è difficile seguirti.
– …
– …
– Non preoccuparti, sono io che non so spiegarmi. Vediamo. Per tutto il resto del tempo io “ho idea” di essere chi sono. Vado in giro, guido, mangio, dormo, mi comporto come nella mia mente dovrei comportarmi, come nella mia mente dovrebbe comportarsi un essere umano. Ma, non troppo spesso, l’incredibile verità del mio essere qui, adesso, del mio essere viva mi travolge. Come se fossi in trance e tutto divenisse all’improvviso maledettamente nitido…
– …
– Dura qualche minuto al massimo. Sono io. Sono qui.
– Non credo mi sia mai capitato, no.
– È come quando in Westworld gli host capiscono che c’è altro oltre al copione. Quando capiscono che forse non sono solo degli automi.
– Ok? Non so.
– Adesso non mi succede più così spesso. Invece…
– Vuoi dirmi altro?
– Adesso invece altri aspetti si fanno chiari, all’improvviso.
– Tipo?
– Per esempio, ci sono giorni in cui, che ne so, mi rendo veramente conto di quello che è stato, di quello che non può più tornare.
– …
– Parlo del nonno. Ci sono situazioni in cui l’idea di non vederlo più mi sbatte addosso, schiacciandomi.
– E cosa ti succede, in quei momenti?
– Che mi sento persa. Che tutto è pesante. Mi passano per la testa tantissime cose, velocissime, gli ultimi giorni, il funerale, la nonna che gli stava seduta vicino e gli accarezzava la testa con una gentilezza che non so spiegare. Quello, è amore. Le lacrime, di tutti, le mie, quelle della mamma. Gli occhi della mamma quando adesso parla di lui.
– …
– In quei momenti io so con certezza che lui non c’è più, non ci sarà più. Non è più un’idea, è una certezza.
– Cosa c’è che non va?
– Niente, non preoccuparti. Provo a dormire.

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